• banner 1
  • banner 2
  • banner 3
  • banner 4
banner 11 banner 22 banner 33 banner 44
Wordpress Carousel by WOWSlider.com v4.8m
 
 
 
 
 
 
AUTISMO E SINDROMI DELLO SPETTRO AUTISTICO  
 
A questo gruppo appartengono tutte quelle forme in cui il nucleo patogenetico, agente nei primi tre anni di vita, è costituito da una grave problematica relazionale sostenuta da inadeguati modelli di riferimento o da fattori organici o disfunzionali che condizionano una difficoltà da parte dei modelli (anche potenzialmente adeguati) di rapportarsi alle caratteristiche neurobiologiche che si differenziano da una norma evolutiva. Il comportamento di questi casi è secondario ad una mancata evoluzione, o quanto meno ad una distorsione di alcuni processi di sviluppo: attaccamento alla figura materna, separazione-individuazione, conquista della propria indipendenza, adattamento alla realtà nel suo duplice aspetto gratificante-frustrante, socializzazione. Il bambino non riesce, o lo fa in modo incompleto o alterato, a rapportare le acquisizioni del processo neuromaturativo alle stimolazioni ambientali, con la conseguenza di una mancata unicità tra le proprie capacità ed il significato vitale che queste possono assumere nel rapporto con l'ambiente.   
Il momento di "rottura" o di "distorsione" della relazione con l'ambiente può verificarsi ad un dato livello evolutivo ed ivi strutturare il proprio nucleo patogenetico, oppure può essere costituito da diversi livelli evolutivi ognuno dei quali contribuisce a organizzare un complesso quadro sindromico. Le patologie riferibili a questo gruppo sono sindromi da alterazione globale dello sviluppo tra le quali possiamo menzionare l'autismo, le disarmonie evolutive di tipo psicotico, le psicosi disintegrative, i gravi e precoci disturbi del comportamento e ogni altra causa che determini una alterata comunicazione di stimolo-guida tra l'adulto e il bambino.   
La problematica fondamentale e caratterizzante queste forme cliniche è il grave o assente disturbo della comunicazione verbale e corporea.  
Nel corso degli ultimi decenn,i abbiamo assistito a diversi e spesso contrapposti indirizzi nell'interpretazione eziologica delle psicosi infantili. A partire da De Sanctis e da Kanner sempre più numerosi autori hanno dato il loro contributo di studio, alcuni riconoscendo esclusivamente una  
genesi psicogenetica in un precoce alterato rapporto ambiente-bambino e in particolare madre-bambino (Bettelheim, Klein, Mahler, Winnicott); altri individuando le cause in una serie eterogeneadi lesioni o disfunzioni  neurologiche o alterazioni genetiche (Bergman, Goldstein, Damasio, Frith,); altri (Brazelton, Bender, Bower, Stern, Trevarthen, Tustin) sostengono cause miste a partenza da una situazione disfunzionale che determini una impostazione organizzativa neurologica tale da favorire un difficoltoso e alterato rapporto con l'ambiente.  
 
 
Epidemiologia  
 
La frequenza varia a seconda degli autori tra circa 1/10.000 a 13/10.000, con una media del 5/10.000 secondo Fombonne (1995).Prima degli anni '70 la media oscillava attorno al 4/10.000 mentre nell'ultimo decennio ha superato il 10/10.000. Gilberg nel 1984 ha riscontrato una frequenza a Göteborg del 4/10.000 che è salita al 11,6/10.000 nella stessa città nel 1991. Circa 1/4 dei bambini autistici presenta un livello intellettivo nella norma, mentre il restante evidenzia un livello inferiore o grave. Il rapporto maschi-femmine è di circa 4 a 1.   
I mancini sono nettamente predominanti rispetto ai destri. Attualmente le diagnosi di autismo sono notevolmente aumentate, ma è da ritenere che in parte tale aumento sia dovuto a superficialità diagnostica e in parte per la facilitazione dei processi distorcivi da cause ambientali.   
 
 
Classificazione nosografica  
 
Oltre alla diversa interpretazione della genesi, si riscontra una confusione nell'uso dei termini: decenni addietro il termine preferito era psicosi, attualmente si parla quasi esclusivamente di autismo. Nel 1968 il Congresso Internazionale promosso dall'OMS riconosceva, sotto il termine «psicosi del periodo infantile», quattro gruppi: psicosi infantili (insorgenza nei primi due anni di vita) che inglobava anche la definizione di «autismo», psicosi disintegrative (insorgenza dopo i due anni e preceduta da una evoluzione nella norma), schizofrenie infantili (a insorgenza nel periodo pre-pubere) e altre psicosi (tra queste erano comprese quelle di innesto su forme organiche).  
Attuamente il DSM-IV e l'ICD-10 menzionano il gruppo «sindromi da alterazione globale dello sviluppo» o «sindromi da alterazione pervasiva dello sviluppo».   
L'ICD-10 in questo raggruppamento comprende:   
- autismo infantile (comparsa entro i tre anni e definita da grave anomalia del comportamento sociale, della comunicazione e della reciprocità emozionale con l'altro);  
 
- autismo atipico (si differenzia dalla prima forma per l'insorgenza dopo i tre anni e per l'incompletezza delle caratteristiche autistiche);  
 
- sindrome di Rett (che non dovrebbe assolutamente essere inclusa in questo capitolo per la sua recente dimostrazione di anomalia genetica che condiziona il comportamento);   
 
- sindrome disintegrativa dell'infanzia di altro tipo (assimilabile alla forma disintegrativa del 1968);  
 
- sindrome di Asperger, sindrome iperattiva associata a ritardo mentale e movimenti stereotipati (ancora molto discussa la sua appartenenza a questo gruppo);  
 
- altre sindromi da alterazione globale dello sviluppo psicologico.  
 
A complicare l'inquadramento nosografico sono state riconosciute, proposte dalla scuola francese, ma non universalmente accettate, altre entità come  le disarmonie evolutive e tra queste quelle di tipo psicotico. Queste forme hanno come elemento caratterizzante un «Io a mosaico» che induce un comportamento a volte simil-normale a volte di tipo autistico a seconda della situazione ambientale.  
L'insorgenza delle manifestazioni è successiva ai tre anni, assume caratteristiche diverse nei soggetti che ne sono affetti, ma la genesi del problema (così come frequentemente riscontrato nel processo terapeutico) e individuabile nei primi due anni di vita. Probabilmente queste disarmonie potrebbero essere avvicinabili al gruppo delle psicosi disintegrative, ma con un migliore funzionamento mentale.   
In questi ultimi anni è comparso il termine Sindromi con Spettro Autistico per riferirsi a tutte quelle sindromi che presentano sintomi autistici, ma non completamente invalidanti la comunicazione.  
A tutt'oggi il problema diagnostico, nosografico ed eziologico delle psicosi infantili, dell'autismo e delle disarmonie evolutive psicotiche, tutte inseribili nel gruppo «sindromi da alterazione globale dello sviluppo» o «disturbi pervasivi dello sviluppo», sono ancora soggette a future modifiche sulla base degli studi più recenti e di quelli futuri. Sembra infatti che la controversia tra genesi organica e relazionale di queste sindromi sia un campo ancora soggetto a nuove impostazioni e modifiche nosografiche. Questi contrasti di impostazioni hanno una loro significativa importanza in quanto l'approccio terapeutico coinvolgerà metodiche diverse a seconda dei fattori eziopatogenetici che hanno determinato le sindromi.   
 
Per semplificare il discorso, a partire da ora, userò solo il termine autismo per riferirmi a tutta la complessità delle diverse forme cliniche inquadrabili sotto la voce «disturbi pervasivi dello sviluppo».  
 
A parte la perenne diatriba su questo o quel nome, sull'inclusione o esclusione da un gruppo nosografico e sulla diversa genesi, ci potremmo domandare quale fattore comune possa collegare le diverse sindromi sopra citate, quale sia la leva principale e comune a tutti i casi, che impedisce al bambino di rapportarsi agli altri, di socializzare, di comunicare e di acquisire un discreto rapporto di realtà.  
 
 
Sintomatologia e eziopatogenesi  
 
Nell'osservare i bambini affetti da autismo o da altre forme di psicosi, i sintomi evidenziabili sono numerosi, variamente espressi e commisti:  
 
- disturbo della relazione;  
- difficoltà ad imitare l'adulto;  
- emozionalità inadeguata alla situazione;  
- uso bizzarro del corpo;  
- disturbi dell'oralità;  
- attività autostimolatorie;  
- sguardo sfuggente;  
- assenza di gesti anticipatori;  
- carenza di adattamenti intensionali al corpo dell'altro;  
- mancanza d'immaginazione;  
- uso peculiare degli oggetti;  
- resistenza al cambiamento;  
- particolarità delle risposte visive e uditive;  
- anomalie o assenza della comunicazione verbale, corporea e del livello di attività;  
- uniformità delle prestazioni intellettive.   
 
Alcuni comportamenti risultano particolarmente evidenti e significativi: 
  
- l'ansia;  
- l'intolleranza alle modifiche rispetto ad una propria realtà;  
- il rifiuto dei modelli evolutivi, l'assenza di gratificazione nel rapporto corporeo con le figure di riferimento;  
- il disinteresse per i coetanei;  
- l'intolleranza alle frustrazioni;  
- il rifiuto delle regole comunitarie.   
 
Questi comportamenti sono variamente presenti e più o meno prevalenti nei diversi individui, ma comunicano in modo evidente l'insoddisfazione e il malessere nel rapporto con l'ambiente o l'incapacità a trovare una linea di comunicazione consona con la loro realtà. È come se volessero segnalare la loro impossibilità ad accettare un ambiente incoerente rispetto alle proprie caratteristiche biologiche o alle proprie necessità di aiuto e sostegno evolutivo.  
La carenza della comprensione delle proprie necessità da parte dell'adulto, determina l'isolamento, l'assenza di comunicazione, il rifiuto ad accettare l'altro in qualità di individuo gratificante e di guida, il rifugio nell'oggetto feticcio, la ricerca di auto-gratificazione tramite le stereotipie, oppure induce atteggiamenti prolungati di rivalsa contro tutto e tutti (spesso anche contro sé stesso) con manifestazioni aggressive, urla e rifiuti. È l'instaurarsi di una dissociazione tra le necessità dell'uno e le capacità di comprensione dell'altro; dissociazione che può essere completa (comunicazione interrotta) o parziale e anomala (comunicazione distorta). Le cause di tale dissociazione possono essere molto diverse: una organizzazione neurologica con il prevalere o la carenza di alcune specifiche funzioni, un danno organico limitante lo sviluppo, una situazione genetica che riduce le potenzialità evolutive, una condizione ambientale sfavorevole, modelli evolutivi inadeguati. Anche se le cause della dissociazione nel rapporto tra l'individuo in evoluzione e l'adulto in qualità di modello, possono essere molteplici, il malessere del bambino appare essere la risultante più significativa del rapporto tra le due parti.  
Una disfunzione nell'organizzazione funzionale di alcune strutture del sistema nervoso centrale potrebbe impostare un prevalere o una distorsione di una funzione rispetto alle altre, creando una modalità anomala di recepire, differenziare ed elaborare gli stimoli ambientali e propri difficilmente comprensibile alle figure di riferimento evolutivo (basti pensare al problema dell'assenza congenita della funzione visiva e la frequenza delle atipie evolutive o le difficoltà del sordo congenito non precocemente riconosciuto). In tal caso l'eventuale strutturazione psicotica sarebbe imputabile non alle carenze funzionali, ma alla difficoltà di comprendere, da parte dell'ambiente, la diversa organizzazione e quindi l'incapacità di apporto di stimoli appropriati.  
In eguale maniera, nel caso di un'organizzazione deficitaria per una sindrome da lesione organica o genetica, sussisterebbero le potenziali condizioni per un alterato rapporto di aiuto evolutivo. In tali situazioni le figure parentali, anche se potenzialmente adeguate, si troverebbero nella condizione d'impossibilità a rispondere adeguatamente ad una organizzazione neurofunzionale complessa e anomala.  
I modelli di riferimento inadeguati tendono più frequentemente a facilitare la comparsa di comportamenti psicotici nel corso del secondo anno di vita o in età successive. In questi casi il processo terapeutico nel bambino, la comprensione del problema e il successivo miglioramento del rapporto da parte delle figure parentali, opportunamente seguite per l'aiuto affettivo-educativo, hanno chiarito le dinamiche che avevano strutturato la patologia.   
Il comportamento di alcune madri nel primo anno di vita di bambini che hanno strutturato una psicosi sono stati molto significativi : una madre non si avvicinava mai alla finestra col bambino in braccio per la paura di buttarlo giù; una madre aveva rifiutato il legame affettivo a causa dell'enorme sofferenza per la morte di un precedente figlio all'età di otto mesi; una madre aveva rifiutato la gravidanza negandone l'evidenza e successivamente si era comportata con il figlio con le stesse modalità di rifiuto ad un rapporto affettivamente significativo; in una coppia genitoriale si era organizzata una marcata inversione dei ruoli; un'altra madre pretendeva con modalità ossessiva che il bambino affrontasse tutte le esperienze solo secondo quello che lei riteneva valido, negando così l'autenticità e l'autonomia del figlio.  
Anche nei casi di figure genitoriali inadeguate è ipotizzabile che vi sia nel bambino una precoce struttura neurofunzionale particolarmente sensibile alle frustrazioni e predisposta ad innestare risposte abnormi. Se così non fosse l'incidenza della patologia sarebbe nettamente più alta. Ad oggi il pensiero dei ricercatori e dei clinici considera la predisposizione neurofunzionale un dato fondamentale nella maggior parte dei casi per lo strutturarsi delle manifestazioni psicotiche.  
Indipendentemente dal tipo delle situazione esposte, il bambino viene a trovarsi in un ambiente in cui gli stimoli evolutivi e le modalità di rapporto affettivo, non sono consoni alle sue potenzialità.  
Queste situazioni possono impedire l'aggancio positivo al nuovo ambiente di vita e determinare un autocentraggio gratificante sulle proprie espressività vitali «autismo tipo conchiglia» (Kanner, 1943); difficoltà o impossibilità a risolvere il rapporto di completa dipendenza dalla madre per l'incompleta o assente separazione-individuazione «psicosi simbiotica» (Mahler, 1952); mediocre aggancio al nuovo ambiente che successivamente ostacola il realizzo della sua affermazione e autonomia, determinando l'innesto di una «disarmonia psicotica» (Misés, 1975); presenza di variabili come manifestazioni tali da essere considerato un autismo atipico «autismo tipo confusionale» (Tustin, 1977); eventi particolarmente stressanti nel corso del secondo anno di vita, quali perdita delle figure affettive, cambio radicale del nucleo familiare, istituzionalizzazione prolungata «psicosi disintegrative»; parziale aggancio alla figura materna con scarsa soddisfazione, ma sufficiente a portalo alla scoperta degli oggetti e successivo investimento di autogratificazione affettiva sui medesimi che, in qualità di feticci, finiscono per sostituire la figura umana «autismo tipo feticcio» (Russo, 2001).  
Il vissuto che ne deriva è l'incapacità a trovare l'aggancio positivo alla vita, cioè la motivazione ad accettare, nei primi anni di vita, l'altro separato dal sé, apportatore di benessere e stimolo alla propria affermazione.  
La Tustin ha sottolineato l'importanza diagnostica e terapeutica della differenziazione delle altre forme psicotiche dall'autismo inteso come l'incapacità di vivere la separazione del sé dalla madre e nel contempo sentirne l'assenza intollerabile e terrificante tale da innescare, a difesa, l'incapsulamento protettivo con le proprie sensazioni corporee, situazione depressiva della madre e del bambino che l'autrice simbolizza come un «buco nero».   
Sempre per l'autismo, la Bühler sostiene che l'obiettivo del neonato è ritornare a poter vivere la situazione gravidica interrotta dal parto; non essendo nella possibilità di elaborare le nuove informazioni, si richiude su sé stesso.   
Giannotti e De Astis ipotizzano l'impossibilità nel rapporto madre-bambino di «recuperarsi reciprocamente».  
L'autismo appena citato (forma nucleare), nel quale si assiste alla chiusura precoce e completa nel rapporto con gli altri, è una forma decisamente poco frequente, a seconda delle statistiche si calcola in media un'incidenza di circa due casi su 10.000; mentre per tutte le altre forme infantili di psicosi e di autismi atipici si calcola la frequenza di 1-2 per 1000. Ad esclusione dell'autismo tipico, in tutte le altre forme cliniche si riscontra un corredo sintomatologico variabile.  
 
 
Terapia  
 
Proprio per la necessità di permettere al bambino di ripercorrere alcune fasi evolutive nelle quali si è strutturata la patologia, risulta necessario un tipo di approccio di rispetto alle necessità di ealborazione concreta delle esperienze e di una modalità comunicativa di adeguata sintonia con il vissuto del bambino.   
Dal mio punto di vista, l'intervento più adeguato per raggiungere questo scopo è quello di tipo psicomotorio che permette un approccio sull'agito a mediazione corporea con lo psicomotricista.  
Sarà anche fondamentale il supporto ai genitori e ad altre figure che si occupano del bambino (nonni, baby sitter, ecc..) che contempli:  
 
- un aspetto di accoglienza della problematica parentale e relativa sofferenza;  
- la scoperta di nuove possibilità di rapporto affettivo;  
- un aiuto per il nuovo processo educativo e la collaborazione a costruire una nuova organizzazione e conduzione del nucleo familiare.  
 
Se frequenta un nido o una scuola sarà inoltre indispensabile una collaborazione con le figure assistenziali e scolastiche.  
 
 
 
 
 
Dr.ssa Veronica Andreini   
Psicologo - Psicoterapeuta - Specialista in Neuropsicologia dello Sviluppo  
cell.: 3356695554    e-mail: andreiniva@inwind.it    AREZZO  
 
Copyright 2013 Dr.ssa Veronica Andreini - Via Roma 7 - 52100 AREZZO - p.iva 02037100514